Un argento mondiale che ha il sapore dell’oro.

Grazie all’Italia di Mazzanti e alle sue ragazze. Non solo e non tanto per il sogno che ci hanno regalato in Giappone e per aver riportato l’azzurro sul podio a 16 anni di distanza dall’oro di Togut e compagne. L’argento di oggi ha il sapore dell’oro di allora. Anzi: forse vale anche di più, considerata l’età media della squadra (23 anni) a due anni dall’Olimpiade di Tokyo. Ma se vale di vale più è per motivi che vanno oltre i risultati agonistici. A raccontarlo l’accoglienza ricevuta da capitan Chirichella, da Egonu e compagne al rientro, ieri sera all’aeroporto Malpensa. Un rientro da star, tra ali di folla. Il tutto dopo un boom di ascolti televisivi, con la Rai che ha rivoluzionato i propri palinsesti per rendere conto alla curiosità crescente degli italiani delle gesta di una giovane Italia con la quale il paese si è identificato: partita dopo partita. Al mondiale maschile italo-bulgaro, che ha toccato pure Bologna e grazie al quale anche l’Emilia Romagna ha toccato con mano la passione crescente per il nostro sport, specialmente da parte dei più giovani, ha fatto seguito un altro risultato che dimostra come la pallavolo stia diventando sempre più sport nazionale di massa. Eccolo qui il vero grande successo. Eccolo qui il vero grande miracolo compiuto dalle ragazze di Mazzanti, tecnico assistito da Giulio Bregoli, centese cresciuto pallavolisticamente nel bolognese: per il comitato regionale emiliano romagnolo, un motivo di orgoglio.
Per chi lavora dietro le quinte da anni, questo argento e una sconfitta in un tie break punto a punto con la Serbia, sono e saranno sempre motivo di grande orgoglio. E rappresentano pure un’eredità da coltivare, da proteggere e alimentare ulteriormente. Siete state grandi, ragazze! Ancor di più nella sconfitta. Perché sognando un obiettivo che alla vigilia pareva impensabile, avete fatto sì che tanti ragazzi si rivedessero nella vostra ambizione, nella vostra capacità di stupire: ecco l’impresa e il segreto che ha portato l’Italia a scoprirsi popolo di pallavolisti e sognatori. Ecco il perché di quell’ondata di affetto al vostro ritorno, qualcosa che nessuno poteva immaginare e realizzare, se non un gruppo di ‘ragazze terribili’ che ha dimostrato ancora una volta come sia fondamentale credere nei sogni.